Chi era, davvero, Eva Braun? Per la prima volta insieme in lingua italiana, le uniche pagine residue del diario del 1935 – ritenuto autentico – e il colossale falso storico che nel 1948 divenne un bestseller, modellando nell’immaginario collettivo la figura della perversa amante del Führer. Il tutto corredato dell’incredibile storia editoriale del diario e di un profilo biografico della donna che sposò Hitler nel bunker, scrivendo l’ultimo, tragico capitolo della caduta degli dei.

RECENSIONE I DIARI DI EVA BRAUN (Falsi, veri, presunti)

Eva Braun nacque il 7 febbraio 1912 a Monaco, figlia dell’insegnante Friedirich Braun e di sua moglie Franziska, nata Kronberger.

I coniugi avevano già una figlia, Isle, che allora aveva quattro anni. Tre anni più tardi sarebbe seguita l’altra sorella Margarete. Le ragazze furono battezzate secondo il rito cattolico ed educate nel cattolicesimo.

I Braun vissero duri anni nel primo dopo guerra ; nel 1925, grazie ad una nuova disponibilità di denaro derivante da una eredità ebbero la possibilità di  trasferirsi  in un appartamento grande e confortevole.

Con le loro opinioni conservatrici, di stampo nazionalista, i genitori di Eva Braun erano i tipici i rappresentanti della piccola borghesia, la stessa classe sociale da cui proveniva anche Hitler.

La formazione scolastica delle tre sorelle Braun era in prospettiva di una futura formazione professionale. Eva frequentò la scuola elementare nel monastero di Beilngies e poi il liceo nella Tengstrabe a Monaco.

Le lezioni di disegno  e di musica lannoiavano la giovane Eva che preferiva lo sport; apparteneva all’associazione sportiva Schwabinger Turnverein praticando per anni atletica leggera, ginnastica artistica e bodybuilding.

La sua notevole agilità alla sbarra si può ammirare ancora oggi in un film amatoriale girato nel 1940 sull’ Obersalzberg. Le letture preferite da Eva erano i romanzi d’avventura di Karl May, una passione condivisa da Hitler. Durante i suoi anni “montani”, all’Obersalzberg, la Braun lesse le opere di Oscar Wilde, proibite nel terzo reich. Amava anche le riviste cinematografiche e i romanzetti rosa sulle donne che s’immolavano per l’uomo amato.

Ascoltava con piacere il jazz americano e i musical, anche essi piaceri proibiti ma coltivati proprio da chi li proibiva. Goebbels, per esempi,o era un avido consumatore di intrattenimento all’americana.

 Dopo il liceo Eva andò al collegio delle Dame Inglesi a Sinbach nei pressi del confine austriaco- bavarese. Studiò francese, dattilografia, ragioneria ed economia domestica. Infine ritornò a Monaco nella casa dei genitori e si mise alla ricerca di un posto di lavoro.

Eva si presentò nel settembre 1929, all’atelier di Heinrich Hoffmann e fu assunta come apprendista fotografa e commessa. Svolse questi compiti per molti anni. La vita e l’attività nel negozio di Hoffmann le piacevano e le ricordavano romanticamente, seppure da lontano, il mondo dei film.

Eva mantenne il sogno di diventare una star del cinema anche dopo l’adolescenza, e vi rimase attaccata per tutta la vita.

Nell’ ottobre 1929 Eva incontrò in negozio un cliente molto speciale. Proprio lui: Adolf Hitler,

Hitler le fece subito i complimenti e i due parlarono di musica e dell’ultima rappresentazione allo Staatstheater di Monaco.

Solo le sorelle erano al corrente del rapporto, rimasto per molto tempo platonico, con Hitler.

Per il natale 1929 Hitler le regalò una foto con dedica. A quell’epoca risale anche il primo scatto che li ritrasse insieme, con un Hitler sorridente. Lei la incollò sul suo album fotografico e commentò con una dichiarazione di Hitler: “questa la conosco molto bene”.

Eva Braun continuava a vivere nella casa dei suoi genitori, sotto la stretta tutela del padre, che proteggeva e opprimeva la figlia, le controllava le chiamate, leggeva la sua corrispondenza e teneva d’occhio le sue relazioni.Alle dieci di sera le spegneva la luce.

Hitler la invitava all’opera, all’ Osteria di Bavaria, oppure faceva con lei picnic nei dintorni di Monaco, tutto questo di nascosto dai genitori che pensavano che la figlia facesse solo straordinari al lavoro.

Nel 1932 Eva abitava ancora presso i genitori, condivideva la stanza con le sorelle e guadagnava qualche soldo al servizio di Hoffmann. I vantaggi finanziari del suo legame con Hitler erano ininfluenti; qualche monile, ogni tanto una busta con un po’ di denaro, un telefono privato. Quelle rare volte che Adolf la chiamava, Eva si fiondava a letto sotto le coperte per parlare indisturbata con lui.

Durante la campagna elettorale che culminò nel voto del 6 novembre 1932 Hitler non si fece più sentire. Sfinita dall’attesa, il 10 novembre 1932 Eva scrisse un biglietto di addio e si sparò un colpo con la pistola del padre.

Per fortuna la sorte volle che Eva si salvasse perché il proiettile si arrestò prima della carotide, riuscìrono a chiamare il dottor Plate che la ricoverò; il dottore avvisò Hitler che andò a trovarla in ospedale.

Dopo le elezioni, Hitler invitò Eva a una rappresentazione dei Maestri cantori di Richard Wagner. Era la sera del 10 gennaio 1933. A far loro compagnia Heinrich Hoffmann con la nuova conpagna Sofie Spork, Rudolf Hoss (il comandante di Auschwitz) e la moglie Ilse, gli aiutanti Schaub e Bruckner, Ernest Hanfstaengel, il capo ufficio per l’estero del partito. Eva Braun aveva fatto il suo debutto nell’alta società nazista.

Con la nomina di Hitler a cancelliere, il 30 gennaio 1933, Eva temeva  la sua lontananza e la concorrenza, sul territorio Berlinese, dell’odiata Magda Goebbels, così, non sopportando di non vederlo e di non sentirlo,  la sera del 28 maggio Eva tentò nuovamente il suicidio. Isle Braun trovò la sorella priva di conoscenza, le prestò i primi soccorsi e chiamò un medico. Eva ava inghiottito venti pastiglie di sonnifero.

Il secondo tentativo di suicidio sconvolsero i genitori della ragazza, che presero a sommergerla di rimproveri. Il padre in particolare, criticava la figlia senza sosta; Eva non sopportava più questa situazione infatti lei e sua sorella Gretel decisero quindi di trasferirsi sulla Widenmayesstrabe, nei pressi della resistenza di Hitler.

Da quando si era trasferita, Eva era una donna felice, circondata da persone influenti vicine al Fuherer, che ogni tanto amava definirsi “madre della patria”. Dopo tanti patimenti Eva aveva tutte le attenzioni che richiedeva da Hitler che non solo le dava attenzioni ma la proteggeva dagli attacchi delle altre dame naziste, soprattutto da Magda Goebbels. 

Nel 1940 il rapporto tra Hitler ed Eva iniziò a deteriorarsi, Eva non era  felice, molto sola, trascurata, circondata da uomini volgari .Hitler  era sempre più silenzioso, pensava alla sua guerra, non sorrideva era sempre serio preoccupato e malato.

Eva era una donna molto bella corteggiata da molti uomini, in particolare da Kurt, nei confronti del quale Eva provò simpatia ed attrazione , i due si frequentarono di nascosto, ma Hitler lo venne a scoprire e diventò una furia e decise di andare a casa di Kurt per ucciderlo.

Kurt venne ucciso e la sua famiglia venne deportata a Dachau, Eva scoprì che non poteva avere altri uomini al di fuori di Hitler.

Nel 1944 nessuno poteva più credere ad una vittoria di Hitler. Neppure Eva Braun, ma Eva soffriva soprattutto perché Hitler dava cenni di decadimento. Le prospettive per il futuro apparivano  così cupe che  la donna il 26 ottobre 1944, fece testamento a favore del padre.

Il 28 aprile 1945, poco prima di mezzanotte Hitler la prese in sposa. Poche ore dopo il suo sposo dettò il testamento alla segretaria Traudl Junge, chiamò Eva a sé le diede una pillola letale e si sparò.

Amato, sono fuori di me. Muoio dalla paura, mi sento prossima al delirio. Qui il tempo è bello, tutto appare così pacifico che io mi vergogno… Lo sai, te l’ho sempre detto, che morirei se ti dovesse accadere qualche cosa. Fin dal nostro primo incontro ho giurato a me stessa di seguirti in ogni circostanza. Anche nella morte. Sai che vivo per il tuo amore. Tua Eva”

Eva Braun

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