TRAMA DEL LIBRO LA BAMBINAIA FOTOGRAFA

La bambinaia fotografa: Vivian Maier era una bambinaia con l’ossessione della fotografia. Una bambinaia con una Rolleiflex al collo, che preferiva portare i bambini in periferia tra le prostitute anziché al parcogiochi.

Vivian Maier aveva deciso di fare la bambinaia, perché era l’unico mestiere in grado di lasciarle molto tempo a disposizione per fotografare “la strada”, chi l’ha conosciuta la descrive come una donna schiva, introversa, paranoica, collazionatrice compulsiva di notizie macabre, una donna che metteva in guardia le bambine dagli uomini, forse una bambina abusata, certo una donna morta in solitudine.

Le sue fotografie vengono scoperte molto tempo dopo la sua morte, abbandonate in scatole chiuse in un garage, rullini ancora da sviluppare – a centinaia. Ed esplode la scoperta Maier!

Un talento innato, tutta la fragilità dell’anima umano, una tenerezza con risvolti di generosità e dolcezza; un’osservatrice acuta la Maier, che ha fatto della fotografia la sua unica ragione di vita.

Quando un delinquente veniva arrestato, lei c’era, quando trovavano un cadavere, lei era lì sul luogo del delitto, onnipresente come un fantasma, non si perdeva un solo istante di quelle vite estranee, ogni minuto passato a frugare nella quotidianità altrui, piuttosto che parlare della propria. Di Vivien Maier non si sa nulla, rimangono solo i suoi autoritratti – a volte sono solo riflessi attraverso un vetro o figure sulfuree che appaiono sui vassoi d’argento di una vetrina.

Ombre, presenze, la sua figura slanciata e imponente, tra la folla che si rimpicciolisce in lontananza, una presenza scomoda, destinata al successo solo dopo la morte

RECENSIONE

“LA BAMBINAIA FOTOGRAFA”

a cura di Naima Comotti

Feltrinelli, Milano

L’ho comprato ad Arezzo, nel book shop della mostra “Vivian Maier – La tata con la Rolex”. Ci siamo andati la prima domenica di gennaio, ho letto per caso su La Repubblica che era l’ultimo giorno d’apertura. Su Vivian Maier abbiamo pubblicato un articolo sull’Informatore nel febbraio 2016 di Silvia Amodio e c’erano state due mostre, a Milano e Cortona. Ero molto curioso di vedere le foto, dato che sapevo chi era e cosa aveva fatto. Una mostra con “poche” foto, rispetto alla straripante produzione della Maier, ma molto belle e intense. Il libro non riesce a mettere a fuoco la personalità della fotografa, perché basato tutto sulle testimonianze di chi l’ha conosciuta in modi diversi e in età diverse. Non ne poteva scaturire un ritratto unitario. Insomma per chi vuole conoscerla Vivian Maier è solo nelle sue foto e questo basta e avanza.

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