TEATRO

STORIA DEL TEATRO E LE SUE ORIGINI

La parola teatro deriva da Theàomai, un verbo greco che significa “guardare, osservare”.

Il teatro infatti è una forma di comunicazione in cui un gruppo di persone, cioè il pubblico, assiste e partecipa allo spettacolo creato da un altro gruppo di persone.

Nasce dalla trasformazione di cerimonie sacre, durante le quali i sacerdoti rappresentavano, davanti ai fedeli ,episodi dei miti più conosciuti.

Il teatro occidentale nasce ad Atene, nell’antica Grecia, intorno alla metà del VI secolo a.c.

La sua invenzione è attribuita al poeta Tespi, il quale nelle grandi dionisie (le feste in onore del dio Dionisio).

Del 543 a.c avrebbe rappresentato il primo dramma.

STORIA DEL TEATRO E LE SUE CARATTERISTICHE

Gli spettacoli erano organizzati dalle polis e si svolgevano all’inizio di primavera, durante le feste in onore del Dionisio (il dio del vino).

I cittadini più ricchi facevano a gara per assumersi il compito di finanziare e organizzare gli spettacoli teatrali.

Gli autori presentavano le loro opere a una commissione che sceglieva ogni anno quelleada mettere in scena e tutta la cittadinanza assisteva alle rappresentazioni. A teatro si andava per imparare, per riflettere e per provare grandi emozioni.

L’ingresso era gratuito e ai più poveri era offerto un contributo in sostituzione alla paga giornaliera che perdevano ad assistere agli spettacoli.

Le rappresentazioni duravano quattro giorni, di solito dall’alba al tramonto, perciò il pubblico si portava da casa cibo e bevande. Nei primi tre giorni veniva invece messa in scena una commedia, spesso basata sulla satira e sulla presa in giro dei potenti della città.

I testi teatrali erano sempre in versi ed erano accompagnati dalla musica. Gli attori (esclusivamente uomini, perché alle donne era vietato recitare) indossavano:

  • Maschere per amplificare la voce. Infatti l’ampia apertura della bocca era costruita come un piccolo megafono. Le maschere avevano solo due espressioni triste per le tragedie e allegra per le commedie.
  • I  costumi,il cui colore era legato  al ruolo dei personaggi: Il rosso per i ruoli positivi, grigio o il nero per i ruoli negativi, azzurro o giallo per i ruoli femminili; questo permetteva l’immediato riconoscimento dei personaggi.
  • Coturni: speciali calzature con la suola molto alta per essere ben visibili anche dagli spettatori più lontani. Imbottivano le vesti per sembrare più grandi.

AUTORI

I tre più grandi autori greci di tragedie nel V a.c durante l’età d’oro di Atene furono: Eschilo, Sofocle ed Euripide. Tra gli autori di commedie si ricordano Aristofane e Menandro.

A Roma, i drammaturghi più importanti furono due autori di commedie, Plauto e Terenzio, vissuti tra il III e il II secolo a.C .

IL TEATRO MEDIEVALE E LE SUE ORIGINI

Durante i primi secoli del medioevo, la cultura Greco-Romana cadde nell’abbandono e le rappresentazioni delle tragedie e delle commedie classiche diminuirono fino a scomparire.

Ma il teatro non morì. In occasione delle più importanti feste cristiane, Natale e Pasqua, le cerimonie furono arricchite da” tropi,” ovvero brevi dialoghi cantati dai religiosi ,per far conoscere ai fedeli, per la maggior parte analfabeti, le sacre scritture.

In seguito a questi  dialoghi cantati divennero sempre più complessi fino a trasformarsi in veri e propri spettacoli teatrali di carattere religioso.

IL TEATRO MEDIEVALE E I SUOI GENERI

La chiesa infatti vide nel teatro religioso un potente strumento per raggiungere due obbiettivi fondamentali: insegnare con facilità al popolo gli episodi del vangelo, le vite dei Santi e alimentare il fervore dalla fede.

All’interno della chiesa venivano allestite le rappresentazioni, attori dilettanti (persone comuni che si dedicavano a questa attività per fede e per passione senza ricevere alcun compenso) recitavano spostandosi in spazi diversi dalla chiesa, chiamati “mansiones”cioè luoghi deputati. Questi costituivano i diversi scenari delle vicende (il calvario, il sepolcro di Cristo, il palazzo di Pilato).

L’altare rappresentava il paradiso, mentre l’ingresso,all’esterno della chiesa, rappresentava l’inferno. Le sacre rappresentazioni venivano allestite anche fuori dalle chiese, sui sagrati o per le strade.  Accanto al teatro religioso  continuò a vivere anche il teatro popolare profano, fatto di battute comiche, scherzi, capriole e giochi di abilità.

Burattini, giocolieri, prestigiatori, trampolieri, contorsionisti, ammaestratori di animali e cantastorie si esibivano alle fiere ai mercati, oppure nei palazzi aristocratici durante le feste private.

Un’altra manifestazione a cui il popolo partecipava con grande entusiasmo era la festa dei folli durante i festeggiamenti del carnevale.

IL TEATRO MEDIEVALE ED I SUOI PROTAGONISTI

Gli artisti (burattinai, giocolieri, prestigiatori, trampolieri, contorsionisti, ammaestratori di animali e cantastorie) viaggiiavano da un paese all’altro. Campavano  grazie al denaro che raccoglievano durante gli spettacoli e alla generosità dei signori, che talvolta li ospitavano nelle loro corti. Tra loro, un ruolo particolare ebbe la figura del giullare.

Il giullare figura a metà strada tra il poeta e il buffone, ma spesso abbastanza colto, si spostava tra paesi e le corti e insieme alla propria arte, dava notizie e esprimeva idee.

La chiesa attaccava violentemente e condannava il giullare- e il teatro tutto per motivi ben precisi. In primo luogo l’attore è colui che trasforma e trasfigura il proprio corpo e ciò va contro la natura. La chiesa in ciò è estremamente precisa: ogni elemento che vada contro natura va contro la volontà di Dio creatore.

In secondo luogo l’artista viene condannato perché non aveva fisso dimora. L’essere girovago, agli occhi della chiesa e dei potenti del medioevo dal momento,  rappresenta un’anonima sociale un’eccessiva apertura spirituale.

In terzo luogo perché l’artista induceva la gente a compiere dissolutezze , secondo lamorale religiosa dell’epoca.

IL TEATRO DEL RINASCIMENTO, IL SUO CONTESTO STORICO, AUTORI, OPERE

Durante il medio evo il teatro subisce un periodo di decadenza, anche a causa del sospetto con cui la chiesa guarda a questa forma d’arte. Le rappresentazioni teatrali sono affidate soprattutto ai giullari e artisti.

Costoro organizzano spettacoli in cui si mescolano musica e recitazione e numeri di giocoleria per lo più nelle piazze dei paesi e nelle sale dei castelli.

Il teatro vede una sua ricollocazione nel rinascimento, grazie alla riproposizione della cultura greca  e latina e alimentata dall’invenzione della stampa e dalla passione dei ricchi e colti principi rinascimentali. Essi fanno a gara per accaparrarsi gli attori più bravi e ambiscono a presentarsi come mecenati e protettori delle arti.

Molti di loro dotano i propri palazzi di ambienti destinati appositamente alle rappresentazioni teatrali. La grande novità è l’invenzione della scenografia, ossia l’insieme di oggetti e arredi che fa da ambientazione allo spettacolo. Si tratta di pannelli e teli dipinti con maestria per riprodurre fedelmente l’interno di un palazzo, una città, un bosco.

 Grandi poeti e scrittori del tempo sono Niccolò Machiavelli, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso. Essi si dedicano alla composizione di commedie e tragedie su imitazioni dei modelli classici (è il caso fra l’altro delle commedie di Plauto Terenzio oppure delle tragedie di Seneca).

Niccolò Machiavelli è autore delle più belle commedie del teatro del cinquecento e probabilmente e  dell’intera letteratura Italiana come  la Mandragola. Il testo, che conosce una notevole fortuna scenica, viene recitato per la prima volta a Firenze nel 1518. Machiavelli scrive questa commedia influenzato dalla recitazione e dal tipo di comicità di Domenico Barlacchi che ne è il protagonista sulla scena, recitando in quel 1518, probabilmente la parte di Messer Nicia.

La Calandria è una delle più fortunate commedie del cinquecento Italiano e ne è autore Bernardo Dovizi da Bibbiena. La vicenda è tratta dal celebre testo di Plauto. La prima rappresentazione avviene a Urbino nel 1513. Baldassare Castiglione  si incarica di eseguire la resa scenica preparando anche una sorta di copione con le indicazioni per gli attori.

Al favore dei primi anni subentra con gli anni una fase diversa, caratterizzata da due elementi principali. Dal punto di vista scenico si osserva una sempre più accentuata importanza attribuita agli elementi scenografici e spettacolari. Grande rilievo ebbe da questo punto di vista il fiorire degli studi sulla prospettiva.

I generi sviluppati e proposti sono, oltre alla commedia e alla tragedia, la favola dramma pastorale, ovvero un’azione teatrale ambientata nel mondo dei pastori e inseguito al medio dramma, nel quale i personaggi si esprimono mediante il canto.

IL TEATRO DEL 600 E LE SUE CARATTERISTICHE GENERALI

Il seicento è noto come il secolo del teatro e non sorprende che esso sia parimenti un periodo di grande agitazione culturale, sociale, poiché “si pongono basi teoriche del teatro  moderno come teatro della rappresentazione, della simulazione, dell’illusione e come luogo di applicazione di nuove tecniche della visione; ma soprattutto come luogo di applicazione di nuove tecniche della visione; ma soprattutto come luogo che accoglie ogni fantasia, ogni garanzia di un momentaneo sollievo alla precarietà del mondo alla crisi delle certezze”.

E’ un periodo di crisi in cui le grandi certezze cosmiche dell’umanesimo sono annientate dal nuovo che procede, stravolgendo ogni visione consolatoria della realtà, non ci sono regole  cui affidarsi.

Il teatro poté così esprimere le grandi inquietudini umane e insieme il desiderio di ordine, cercando di arrivare a un momento catartico, purificatorio, come nell’antica concezione greca. Per questo motivo non stupisce che le grandi stagioni teatrali della letteratura occidentale siano state proprio in tre momenti di fortissima crisi:

  • Nella Grecia in crisi del V-IV secolo a.C. con Eschilo, Sofocle, Euripide.
  • Nel XVII Secolo: il seicento appunto, con il grande Shakespeare capofila ,con Calderòn de la Barca e Molière
  • Nell XX secolo: si pensi a Beckett, Pirandello, Ionesco, Brecht.

Anche nel seicento i grandi eroi tragici nel teatro dovevano fare i conti la tracotanza, la sete di potere e tutte le più viscerali passioni umane: ne è un esempio il personaggio di Don Giovanni di Moliere

“L’aspirazione al potere, la forza della ragione di stato (seppure applicata questa volta al sesso e alla figura della donna) che percorrono il secolo” (Luperini)

Riflettendo il pubblico come in uno specchio, la scena teatrale permette di osservare da vicino la mostruosità delle vicende umane e il loro incessante affannarsi alla ricerca di un senso.

STORIA DEL TEATRO E LE SUE ORIGINI

La parola teatro deriva da Theàomai, un verbo greco che significa “guardare, osservare”.

Il teatro infatti è una forma di comunicazione in cui un gruppo di persone, cioè il pubblico, assiste e partecipa allo spettacolo creato da un altro gruppo di persone.

Nasce dalla trasformazione di cerimonie sacre, durante le quali i sacerdoti rappresentavano, davanti ai fedeli ,episodi dei miti più conosciuti.

Il teatro occidentale nasce ad Atene, nell’antica Grecia, intorno alla metà del VI secolo a.c.

La sua invenzione è attribuita al poeta Tespi, il quale nelle grandi dionisie (le feste in onore del dio Dionisio).

Del 543 a.c avrebbe rappresentato il primo dramma.

STORIA DEL TEATRO E LE SUE CARATTERISTICHE

Gli spettacoli erano organizzati dalle polis e si svolgevano all’inizio di primavera, durante le feste in onore del Dionisio (il dio del vino).

I cittadini più ricchi facevano a gara per assumersi il compito di finanziare e organizzare gli spettacoli teatrali.

Gli autori presentavano le loro opere a una commissione che sceglieva ogni anno quelleada mettere in scena e tutta la cittadinanza assisteva alle rappresentazioni. A teatro si andava per imparare, per riflettere e per provare grandi emozioni.

L’ingresso era gratuito e ai più poveri era offerto un contributo in sostituzione alla paga giornaliera che perdevano ad assistere agli spettacoli.

Le rappresentazioni duravano quattro giorni, di solito dall’alba al tramonto, perciò il pubblico si portava da casa cibo e bevande. Nei primi tre giorni veniva invece messa in scena una commedia, spesso basata sulla satira e sulla presa in giro dei potenti della città.

I testi teatrali erano sempre in versi ed erano accompagnati dalla musica. Gli attori (esclusivamente uomini, perché alle donne era vietato recitare) indossavano:

  • Maschere per amplificare la voce. Infatti l’ampia apertura della bocca era costruita come un piccolo megafono. Le maschere avevano solo due espressioni triste per le tragedie e allegra per le commedie.
  • I  costumi,il cui colore era legato  al ruolo dei personaggi: Il rosso per i ruoli positivi, grigio o il nero per i ruoli negativi, azzurro o giallo per i ruoli femminili; questo permetteva l’immediato riconoscimento dei personaggi.
  • Coturni: speciali calzature con la suola molto alta per essere ben visibili anche dagli spettatori più lontani. Imbottivano le vesti per sembrare più grandi.

AUTORI

I tre più grandi autori greci di tragedie nel V a.c durante l’età d’oro di Atene furono: Eschilo, Sofocle ed Euripide. Tra gli autori di commedie si ricordano Aristofane e Menandro.

A Roma, i drammaturghi più importanti furono due autori di commedie, Plauto e Terenzio, vissuti tra il III e il II secolo a.C .

IL TEATRO MEDIEVALE E LE SUE ORIGINI

Durante i primi secoli del medioevo, la cultura Greco-Romana cadde nell’abbandono e le rappresentazioni delle tragedie e delle commedie classiche diminuirono fino a scomparire.

Ma il teatro non morì. In occasione delle più importanti feste cristiane, Natale e Pasqua, le cerimonie furono arricchite da” tropi,” ovvero brevi dialoghi cantati dai religiosi ,per far conoscere ai fedeli, per la maggior parte analfabeti, le sacre scritture.

In seguito a questi  dialoghi cantati divennero sempre più complessi fino a trasformarsi in veri e propri spettacoli teatrali di carattere religioso.

IL TEATRO MEDIEVALE E I SUOI GENERI

La chiesa infatti vide nel teatro religioso un potente strumento per raggiungere due obbiettivi fondamentali: insegnare con facilità al popolo gli episodi del vangelo, le vite dei Santi e alimentare il fervore dalla fede.

All’interno della chiesa venivano allestite le rappresentazioni, attori dilettanti (persone comuni che si dedicavano a questa attività per fede e per passione senza ricevere alcun compenso) recitavano spostandosi in spazi diversi dalla chiesa, chiamati “mansiones”cioè luoghi deputati. Questi costituivano i diversi scenari delle vicende (il calvario, il sepolcro di Cristo, il palazzo di Pilato).

L’altare rappresentava il paradiso, mentre l’ingresso,all’esterno della chiesa, rappresentava l’inferno. Le sacre rappresentazioni venivano allestite anche fuori dalle chiese, sui sagrati o per le strade.  Accanto al teatro religioso  continuò a vivere anche il teatro popolare profano, fatto di battute comiche, scherzi, capriole e giochi di abilità.

Burattini, giocolieri, prestigiatori, trampolieri, contorsionisti, ammaestratori di animali e cantastorie si esibivano alle fiere ai mercati, oppure nei palazzi aristocratici durante le feste private.

Un’altra manifestazione a cui il popolo partecipava con grande entusiasmo era la festa dei folli durante i festeggiamenti del carnevale.

IL TEATRO MEDIEVALE ED I SUOI PROTAGONISTI

Gli artisti (burattinai, giocolieri, prestigiatori, trampolieri, contorsionisti, ammaestratori di animali e cantastorie) viaggiiavano da un paese all’altro. Campavano  grazie al denaro che raccoglievano durante gli spettacoli e alla generosità dei signori, che talvolta li ospitavano nelle loro corti. Tra loro, un ruolo particolare ebbe la figura del giullare.

Il giullare figura a metà strada tra il poeta e il buffone, ma spesso abbastanza colto, si spostava tra paesi e le corti e insieme alla propria arte, dava notizie e esprimeva idee.

La chiesa attaccava violentemente e condannava il giullare- e il teatro tutto per motivi ben precisi. In primo luogo l’attore è colui che trasforma e trasfigura il proprio corpo e ciò va contro la natura. La chiesa in ciò è estremamente precisa: ogni elemento che vada contro natura va contro la volontà di Dio creatore.

In secondo luogo l’artista viene condannato perché non aveva fisso dimora. L’essere girovago, agli occhi della chiesa e dei potenti del medioevo dal momento,  rappresenta un’anonima sociale un’eccessiva apertura spirituale.

In terzo luogo perché l’artista induceva la gente a compiere dissolutezze , secondo lamorale religiosa dell’epoca.

IL TEATRO DEL RINASCIMENTO, IL SUO CONTESTO STORICO, AUTORI, OPERE

Durante il medio evo il teatro subisce un periodo di decadenza, anche a causa del sospetto con cui la chiesa guarda a questa forma d’arte. Le rappresentazioni teatrali sono affidate soprattutto ai giullari e artisti.

Costoro organizzano spettacoli in cui si mescolano musica e recitazione e numeri di giocoleria per lo più nelle piazze dei paesi e nelle sale dei castelli.

Il teatro vede una sua ricollocazione nel rinascimento, grazie alla riproposizione della cultura greca  e latina e alimentata dall’invenzione della stampa e dalla passione dei ricchi e colti principi rinascimentali. Essi fanno a gara per accaparrarsi gli attori più bravi e ambiscono a presentarsi come mecenati e protettori delle arti.

Molti di loro dotano i propri palazzi di ambienti destinati appositamente alle rappresentazioni teatrali. La grande novità è l’invenzione della scenografia, ossia l’insieme di oggetti e arredi che fa da ambientazione allo spettacolo. Si tratta di pannelli e teli dipinti con maestria per riprodurre fedelmente l’interno di un palazzo, una città, un bosco.

 Grandi poeti e scrittori del tempo sono Niccolò Machiavelli, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso. Essi si dedicano alla composizione di commedie e tragedie su imitazioni dei modelli classici (è il caso fra l’altro delle commedie di Plauto Terenzio oppure delle tragedie di Seneca).

Niccolò Machiavelli è autore delle più belle commedie del teatro del cinquecento e probabilmente e  dell’intera letteratura Italiana come  la Mandragola. Il testo, che conosce una notevole fortuna scenica, viene recitato per la prima volta a Firenze nel 1518. Machiavelli scrive questa commedia influenzato dalla recitazione e dal tipo di comicità di Domenico Barlacchi che ne è il protagonista sulla scena, recitando in quel 1518, probabilmente la parte di Messer Nicia.

La Calandria è una delle più fortunate commedie del cinquecento Italiano e ne è autore Bernardo Dovizi da Bibbiena. La vicenda è tratta dal celebre testo di Plauto. La prima rappresentazione avviene a Urbino nel 1513. Baldassare Castiglione  si incarica di eseguire la resa scenica preparando anche una sorta di copione con le indicazioni per gli attori.

Al favore dei primi anni subentra con gli anni una fase diversa, caratterizzata da due elementi principali. Dal punto di vista scenico si osserva una sempre più accentuata importanza attribuita agli elementi scenografici e spettacolari. Grande rilievo ebbe da questo punto di vista il fiorire degli studi sulla prospettiva.

I generi sviluppati e proposti sono, oltre alla commedia e alla tragedia, la favola dramma pastorale, ovvero un’azione teatrale ambientata nel mondo dei pastori e inseguito al medio dramma, nel quale i personaggi si esprimono mediante il canto.

IL TEATRO DEL 600 E LE SUE CARATTERISTICHE GENERALI

Il seicento è noto come il secolo del teatro e non sorprende che esso sia parimenti un periodo di grande agitazione culturale, sociale, poiché “si pongono basi teoriche del teatro  moderno come teatro della rappresentazione, della simulazione, dell’illusione e come luogo di applicazione di nuove tecniche della visione; ma soprattutto come luogo di applicazione di nuove tecniche della visione; ma soprattutto come luogo che accoglie ogni fantasia, ogni garanzia di un momentaneo sollievo alla precarietà del mondo alla crisi delle certezze”.

E’ un periodo di crisi in cui le grandi certezze cosmiche dell’umanesimo sono annientate dal nuovo che procede, stravolgendo ogni visione consolatoria della realtà, non ci sono regole  cui affidarsi.

Il teatro poté così esprimere le grandi inquietudini umane e insieme il desiderio di ordine, cercando di arrivare a un momento catartico, purificatorio, come nell’antica concezione greca. Per questo motivo non stupisce che le grandi stagioni teatrali della letteratura occidentale siano state proprio in tre momenti di fortissima crisi:

  • Nella Grecia in crisi del V-IV secolo a.C. con Eschilo, Sofocle, Euripide.
  • Nel XVII Secolo: il seicento appunto, con il grande Shakespeare capofila ,con Calderòn de la Barca e Molière
  • Nell XX secolo: si pensi a Beckett, Pirandello, Ionesco, Brecht.

Anche nel seicento i grandi eroi tragici nel teatro dovevano fare i conti la tracotanza, la sete di potere e tutte le più viscerali passioni umane: ne è un esempio il personaggio di Don Giovanni di Moliere

“L’aspirazione al potere, la forza della ragione di stato (seppure applicata questa volta al sesso e alla figura della donna) che percorrono il secolo” (Luperini)

Riflettendo il pubblico come in uno specchio, la scena teatrale permette di osservare da vicino la mostruosità delle vicende umane e il loro incessante affannarsi alla ricerca di un senso.